Cultura in crisi?
Cultura in crisi?

"La cultura è ciò che resta all'uomo quando ha dimenticato tutto", così affermava il politico francese Edouard Herriot agli inizi del secolo scorso. Di recente, Richard Florida ha ripreso questo concetto in chiave utilitaristica: la creatività, secondo lo studioso americano, ha un importante valore economico nel momento in cui permette di sviluppare idee e innovazioni competitive sul mercato.

 

In sostanza, Florida afferma che l'investimento in arte e cultura offre la possibilità di migliorare la cultura d'impresa e accrescere la qualità del capitale sociale. Tuttavia è proprio questo investimento, particolarmente utile in caso di difficoltà finanziarie, che ora sembra vacillare. In Spagna la recessione economica non è sinonimo di crisi della cultura bensì l'opposto: proprio la fruizione culturale aiuterebbe gli spagnoli a superare la recessione. Il presidente dell'associazione degli editori, Antonio Maria Avila, afferma che in un momento in cui la crisi stravolge la quotidianità è più facile trovare conforto in un libro, dal quale (perché no?) imparare a vivere meglio. Chi non può permettersi l'acquisto trova un piacevole rifugio nelle biblioteche, la cui frequentazione è aumentata dell'11% nel solo anno 2008. Le buone notizie non si limitano all'editoria, ma coinvolgono anche il settore museale e il teatro (La Vanguardia, 05.03.09). In Francia la precarietà del futuro e il pericolo della mancanza di fondi non permettono congrui investimenti in cultura, in particolare per mostre e musei. La cultura gioca un ruolo importante  per il superamento dell'attuale fase critica, in quanto stimola la creatività, offrendo la possibilità di trovare soluzioni alternative alla crisi (http://www.blunotizie.it/, 06.02.09). L'antropologo Marc Augé sostiene che il binomio "cultura e ricerca" rappresenti un efficace rimedio contro la crisi perché fornisce agli uomini gli strumenti per evitare la crisi e per essere in grado di agire in modo attivo (http://www.europaquotidiano.it/, 15.01.09).

In Germania a risentire maggiormente della crisi economico-finanziaria è il settore degli eventi culturali. Ad esempio, ad Amburgo quest'anno il festival Kulturfabrik potrà contare solamente su un budget limitato rispetto alle precedenti edizioni: ciò significa che saranno presenti meno attori e verrà offerto un panorama culturale ridotto rispetto alle passate edizioni, perdendo probabilmente in prestigio e significato  (Süddeutsche Zeitung,  08.05.09).

La situazione italiana per certi versi non è molto dissimile da quella degli altri stati europei. Se da un lato la spesa per la frequentazione di attività culturali è diminuita circa del 4,8% nel 2008 (dati SIAE), l'abitudine a consumare prodotti culturali non scompare con la necessità di controllare le proprie spese. Il presidente della SIAE, Giorgio Assumma, afferma che tale tendenza è abbastanza naturale se si pensa che il pubblico ormai considera la cultura come un bene di prima necessità e frequentare spettacoli "leggeri"  rappresenta un'ottima distrazione dalla crisi. Non solo la cultura, ma per osmosi anche il turismo culturale risente del freno della crisi economica. Fino ad ora è stato ampiamente dimostrato come qualsiasi piccolo investimento nel patrimonio culturale italiano abbia portato un indotto economico fino a quattro volte maggiore  (Corriere della Sera, 24.02.09). Il turismo culturale, proprio in qualità di  momento di svago, si colloca a ben vedere in quella sfera di attività su cui è necessario puntare anche nei momenti di difficoltà economica. Tuttavia gli investimenti per la conservazione del patrimonio culturale italiano sono tra i primi ad essere bloccati in caso di una situazione economica sfavorevole. Ciò a discapito sia della possibilità di raccogliere i benefici generati dal mercato turistico, sia della possibilità di rivalutare il patrimonio culturale anche a vantaggio dei residenti. Uno sguardo ottimista è quello del consulente economico bolzanino Heinz Peter Hager, relatore alla conferenza "Culture meets Economy - 2009". Egli sostiene che la crisi non rappresenti un freno bensì offra un'opportunità unica di volgere la situazione a proprio favore, sia dal punto di vista politico sia da parte degli operatori economici. "L'Alto Adige - sostiene Hager - può contare su un sistema bancario abbastanza stabile e un buon sistema politico che permettono di intervenire in modo concreto ed efficace in periodi di crisi." Paradossalmente, le aziende più piccole possono trovare, proprio nel momento di incertezza economica, la spinta per investire delle risorse che, se giustamente impiegate, porteranno al successo (Südtirol Panorama, maggio 2009).

Anche l'Istituto di cultura altoatesino sembra estraneo alla crisi. Nella stagione appena trascorsa, infatti, è stato registrato un incremento dei visitatori e degli abbonamenti acquistati. Il direttore, Peter Silbernagl, spiega il segreto di tale successo: l'istituto viene considerato un partner importante da parte degli investitori che ne sponsorizzano l'attività e pertanto le risorse non  vengono a mancare  (Dolomiten, 21.04.09). La conferenza "Culture meets Economy - crisi economica = crisi della cultura?" che si terrà il 1 luglio 2009 presso l'Accademia Europea di Bolzano prenderà lo spunto dagli interrogativi posti dalla recessione economica per capire quale ruolo giochi la cultura nella presente situazione. Si discuterà con relatori internazionali della cultura come potenziale strumento per superare la crisi, del cambiamento culturale attraverso la crisi e della crisi della cultura.

 

Giulia Dal Bò  

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